Follia senza la “i”: diluiti nella massa

Quando l’uomo è “immerso” nella folla sorgono mostri: “Psicologia delle folle” di Gustave Le Bon è più attuale che mai!

Un uomo, diluito in una folla, è sempre lo stesso uomo? O avviene qualcosa di particolare che ne trasforma completamente la razionalità?
In gruppo, quando immerso in una massa di gente, un uomo è in grado di compiere gesta che altrimenti, da solo, non sarebbe mai stato in grado di compiere, nel bene e nel male. Se la folla è coraggiosa allora anche i singoli che la compongono lo diventano, così come possono diventare violenti, accomodanti, benevoli, emozionati a seconda del sentimento che più degli altri ispira la folla di cui fanno parte.
Il cervello di un uomo, preso nella sua singolarità, è qualcosa di diverso dal “cervello” di una massa di uomini e la cosa spaventosa quanto interessante è che manipolare uomini in massa è molto più semplice se si posseggono i mezzi capaci di influenzarla.
Ma da dove sono stati tratti questi spunti di riflessione? Da quando è che si è iniziato a studiare l’uomo non come individualità, ma in quanto parte di una massa?

L’interesse scientifico per la psicologia delle folle non è sempre esistito, seppur i meccanismi di “controllo” siano stati (forse inconsciamente) sempre utilizzati dai “grandi poteri”. Uno dei primi e forse più importanti teorici della psicologia delle masse umane è stato sicuramente Gustave Le Bon, che, nel 1895 diede alle stampe il suo capolavoro, che nel 2009, il quotidiano francese Le Monde, inserì fra i 20 libri che hanno cambiato la storia (insieme a L’origine della specie di Charles Darwin e Come vedo il mondo di Albert Einstein).: “La psicologia delle folle”.

Copertina di un’antica edizione di “Psicologia delle folle” di Gustave Le Bon (1985)

Questo libro ha veramente cambiato la storia, esempio di come una teoria filosofica/psicologica possa influenzare il modo di interpretare la realtà e modificare il metodo con cui gli uomini interagiscono e si influenzano vicendevolmente.

A questo libro si sono ispirati i regimi totalitari del ‘900 che hanno portato alla seconda guerra mondiale, ma successivamente anche il marketing pubblicitario della società dei consumi e, più recentemente, il modo moderno di fare politica comunemente chiamato “marketing della politica”.
La cosa rivoluzionaria, che portò alla ribalta le idee di Le Bon, fu definire la “folla” come un’entità distinta dagli individui che la compongono, governata da altre forze, altre leggi e altre regole di influenza. Così, nel suo libro, lo stesso Le Bon definisce “la massa”:

La massa psicologica è una creatura provvisoria, composta da elementi eterogenei saldati assieme per un istante, esattamente come le cellule di un corpo vivente formano, riunendosi, un essere nuovo con caratteristiche ben diverse da quelle che ciascuna di queste cellule possiede.

Gustave Le Bon – Psicologia delle folle

Le folle per Le Bon non sono influenzabili dal ragionamento critico, non sono capaci di imporsi di dubitare per poter portare avanti una critica costruttiva e razionale. Le folle  comprendono solamente dogmi, giudizi imposti, che non sono mai il risultato di un dibattito o di un dialogo basato su principi di ragione e confronto.

Le folle, essendo incapaci sia di riflettere sia di ragionare, non distinguono l’inverosimile: orbene, le cose più inverosimili sono generalmente quelle che colpiscono di più l’immaginazione. Ecco perché il lato meraviglioso o leggendario degli eventi è quello che più colpisce le folle. Il meraviglioso e il leggendario sono, in effetti, i veri sostegni d’una civiltà.

Gustave Le Bon – Psicologia delle folle

Incapaci di riflettere e ragionare: è così che Le Bon sancisce l’irragionevolezza degli uomini quando si radunano in un gruppo unito e coeso. E un gruppo siffatto di uomini, diventa in questo modo influenzabile se esposto alle corrette tecniche:

Non sono dunque i fatti in se stessi che colpiscono l’immaginazione popolare, ma il modo in cui si presentano. Questi fatti devono produrre per condensazione, se così posso esprimermi, un’immagine avvincente che riempia e ossessioni la mente.

Gustave Le Bon – Psicologia delle folle

L’aspetto importante non è quindi quello di presentare imparzialmente i fatti, ma di esporli come un blocco unico, un tutt’uno bianco o nero, privo di sfumature, dai confini delineati: chiaro e semplice.

Chiaramente non c’è nulla di positivo nella descrizione che Le Bon fa della folla: facilmente influenzabile, vittima di slogan semplici, nemica della complessità, incapace di dubitare e non disponibile al dibattito o al confronto critico. In questo modo “le folle” diventano un oggetto da conquistare per chiunque ambisca al ruolo di leader, al potere e al governo.

Il libro di Le Bon è così diventato per i potenti di epoca moderna quello che fu “Il Principe” di Machiavelli in epoca Rinascimentale. 

Dopo Le Bon gli esempi di studiosi che si sono occupati di studiare i comportamenti delle masse si sprecano.

Il più illustre del passato è sicuramente Sigmund Freud che, 26 anni dopo Le Bon, dedicò alle folle lo scritto intitolato “Psicologia delle masse e analisi dell’Io” (1921).

Ma le masse e i meccanismi che le governano sono tutt’oggi uno degli argomenti di studio più battuti e interessanti, sicuramente necessari a chiunque intenda comprendere il funzionamento della società attuale. L’errore più grande sarebbe infatti considerare la psicologia delle folle un qualcosa che ha mostrato i suoi effetti nefasti unicamente in passato, mentre oggi più che mai si dovrebbe temere l’effetto di queste metodologie di influenza. I mezzi tecnologici moderni e in particolare la televisione e i social media tendono a trasformare istantaneamente qualsiasi individualità come membro di una folla più grande; questi mezzi non di rivolgono mai a “un unico individuo”, ma solamente alla somma di tante individualità che quindi prese tutte insieme diventano “folla”. Quello che conta è l’audience (entità generica e astratta) per chi è in televisione e sono invece i follower (presi nel loro insieme) per i politici o i leader influenti che utilizzano le reti sociali. Anche gli algoritmi alla base di gran parte delle piattaforme che usiamo quotidianamente, o che definiscono il prezzo dei prodotti e servizi che acquistiamo e che stabiliscono gli argomenti di tendenza è così che funzionano: prevedendo il comportamento della massa (più o meno omogenea) e mai del singolo individuo.

La cosa che dovrebbe far riflettere è che influenzare le masse non è importante solamente in regimi più o meno totalitari, ma è fondamentale anche (e forse non di meno) in regimi democratici. Nella democrazia odierna infatti vince chi è capace di portare dalla propria parte il più alto numero di persone e in questo modo lo scopo del politico (o di un’azienda) non è quello di convincere gli individui sulla bontà di un programma (o di un prodotto) o del valore delle sue idee, ma quello di colpire e intrattenere la folla, come farebbe il front-man di una band musicale o una star del cinema.

Conoscere l’arte di impressionare l’immaginazione delle folle, vuol dire conoscere l’arte di governare.

Gustave Le Bon – Psicologia delle folle

Dunque se a vincere è chi è in grado di influenzare le masse e se le masse sono più facilmente influenzate da chi possiede i mezzi e le tecnologie giuste per manipolarle l’unica via per guadagnare spazi di azione e libertà per il singolo è quello di evitare di diluirsi nella folla.

Per il solo fatto d’esser parte di una massa, l’uomo discende molti gradini nella scala della civilizzazione. Preso da solo, era forse un uomo civile; nella massa, è un istintivo, perciò un barbaro.

Freud – Psicologia delle masse

Perché sintetizzando, il valore che si può estrarre dal lavoro di Le Bon e dagli studi che sono seguiti, è che una massa non potrà mai essere libera, solo l’individuo, preso nella sua unicità e inimitabilità, ne ha la possibilità.

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