Dal “dominio della lotta” al “dominio della paura”

“Quasi 30 anni dopo l’esordio di Houellebecq: siamo sicuri di essere ancora preoccupati dall’estensione del dominio della lotta?”

Tutti parlano di Houellebecq, tutti comprano Houellebecq.
Almeno da Serotonina (libro del 2019) in poi sono apparsi come funghi sui social scatti che raffigurano le copertine dei libri dello scrittore francese e un infinito numero di recensioni più o meno improvvisate dei suoi lavori.
I giudizi sono totalmente polarizzati fra chi odia e chi ama lo stile ed i temi trattati da quello che è probabilmente uno dei più famosi scrittori contemporanei.

Visto quanto è inflazionato l’argomento vorremmo evitare su queste pagine di aggiungere ulteriore “rumore”.
Si eviteranno giudizi di stile e sintesi dei contenuti, cercando invece di sviluppare una riflessione su quello che è stato sin dal suo esordio il tema portante (e forse anche ripetitivo) del lavoro di Michel Houellebecq: l’estensione incontrollata del dominio della lotta, che porta inevitabilmente all’infelicità.

Ma cosa si intende con “estensione del dominio della lotta”?

Copertina di Estensione del dominio della lotta di Michel Houellebecq – Prima pubblicazione in Francia nel 1994, in Italia nel 2000.

“Estensione del dominio della lotta” è il titolo accattivante del riuscito esordio letterario di Michel Thomas (vero nome di Houellebecq), uscito nel 1994. Cosa significhi questo misterioso titolo ce lo lasciamo spiegare dall’autore, che nelle pagine del libro stesso scrive:

Il liberalismo economico è l’estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società. Altrettanto, il liberalismo sessuale è l’estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società.

Michel Houellebecq Estensione del dominio della lotta

La concorrenza infinita per la soddisfazione sessuale ed economica condanna l’uomo contemporaneo ad un inevitabile stato di depressa infelicità. La causa di questo è da ricercare, secondo l’autore francese, soprattutto nella liberazione dei costumi partita negli anni ‘60.
Questo argomento (esposto in Estensione del dominio della Lotta) è il punto focale della produzione di Houellebecq.

Nei suoi romanzi si alternano infatti personaggi molto simili fra loro che semplicemente van cercando rimedio a questo inevitabile senso di insoddisfazione. Rimedi che vanno dal turismo sessuale (in Piattaforma) alla conversione all’Islam (in Sottomissione), dall’utilizzo di particolari farmaci (in Serotonina) alla clonazione (in La possibilità di un’Isola), ma che si rivelano sempre e costantemente un fallimento.

Se nel 1994 l’intuizione di Houellebecq poteva essere reale, pura e fastidiosa provocazione nei confronti della generazione di ex-sessantottini, ora, quasi 30 anni dopo, la sua ripetizione (seppur declinata in differenti forme) inizia ad essere anacronistica.

Secondo chi scrive, oggi, non si soffre di insoddisfazione per l’eccessivo confronto, la lotta esasperata per l’accaparramento di risorse scarse (come il sesso o l’agiatezza economica sono per Houellebecq), ma bensì per la mancanza di un reale “altro”.
Ciò che si nota oggi è la paura del confronto più che il suo costante ricercarsi.

Si cercano ambienti confortanti, che non spaventano e che raramente mettano seriamente alla prova convinzioni e capacità personali.

Gli stessi feed dei nostri social network, o degli aggregatori di notizie, sono strutturati appositamente per tenerci agganciati allo schermo con contenuti che “ci fanno piacere” o che confermano la nostra stessa opinione.
Ci confrontiamo e accettiamo l’opinione solamente di chi la vede a grosse linee come noi.
Le opinioni opposte sono semplicemente da bandire, cancellare.

La realtà, quasi 30 anni dopo “Estensione del dominio della lotta”, è che a dominare non è l’insoddisfazione nei confronti del mondo che ci circonda, ma la paura di scoprire che “lì fuori” ci sia qualcosa che possa metterci in discussione.

Da “Estensione del dominio della lotta” a “Estensione del dominio della paura”.

Una rivalutazione in senso positivo dei concetti di confronto e lotta è importante per evitare di passare la vita a rapportarci unicamente con copie di noi stessi.

Prendendo in prestito le parole dello scrittore e psichiatra Howard C. Cutler, tratte da una delle sue riflessioni conseguenti agli incontri avuti con il Dalai Lama:

Di solito sono in conflitto con pochissime persone: magari un capo ufficio, un collega, un ex coniuge o un fratello. Sotto questo profilo il nemico è davvero “raro”: ne abbiamo un rifornimento limitato. Ed è la lotta, il tentativo di risolvere il conflitto con lui attraverso la scoperta, l’analisi e l’applicazione di metodi alternativi di affrontarlo che produce alla fine una vera crescita, una vera comprensione. […] Nella vita è proprio la lotta a renderci ciò che siamo.

Howard C. CUTLER & DALAI LAMA – L’ARTE DELLA FELICITà

Cos’accadrebbe in effetti se per tutta la vita non incontrassimo mai un ostacolo, mai un avversario, mai un’opinione differente e se credessimo che nel mondo esista una sola, unica visione, mai diversa dalla nostra?

Forse in principio potrebbe sembrare qualcosa di fantastico, ma dopo poco tempo ci lasceremmo cullare dal placido movimento del mare di noia che ci circonda, rimanendo inevitabilmente degli eterni fanciulli mai cresciuti, circondati da genti sempre uguali e accondiscendenti, in un mondo totalmente uniforme, privo di sfumature: sicuramente meno bello.

5 pensieri riguardo “Dal “dominio della lotta” al “dominio della paura”

    1. Rimangono comunque piacevoli da leggere i suoi romanzi (a mio parere).
      La ripetitività sta nella “critica” di fondo che è alla base dell’insoddisfazione di vivere dei suoi personaggi (anche i protagonisti sono tutti abbastanza simili fra loro).
      In ogni libro di MH è sempre un po’ come trovarsi di fronte a una versione di “Lo straniero” di Camus, ma arrivata parecchi anni dopo.

      Piace a 1 persona

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