Mediocri al potere!

“Un viaggio nella Mediocrazia di Alain Deneault: lì dove tutto è conforme allo standard e dove le fondamenta non devono essere messe in discussione.”

Alain Deneault, quando nel 2015 pubblicò per la prima volta il suo libro “La Mediocrazia”, non credo pensasse di poter avere tutto il successo che ha poi ottenuto.

L’accattivante quarta di copertina rende però bene l’idea del perché questo saggio di un accademico e insegnante di Filosofia Politica canadese abbia riscosso così tanto successo:

Non c’è stata nessuna presa della Bastiglia, niente di comparabile all’incendio del Reichstag e l’incrociatore Aurora non ha ancora sparato nessun colpo di cannone. Tuttavia, l’assalto è stato già lanciato ed è stato coronato dal successo: i mediocri hanno preso il potere. “

Alain Deneault – La medicorazia

I mediocri hanno preso il potere. Possibile?

È bene specificare che per il filosofo canadese il mediocre non è per forza “L’uomo senza qualità” (per citare Musil). Infatti, in un’intervista del 2017 spiegò:

«Mediocre è chi tende alla media, chi vuole uniformarsi a uno standard sociale. In breve: è il conformismo»

Alain Deneault – Intervista apparsa su “la repubblica” nel 2017

Il mediocre per Deneault non è quindi l’incompetente. Al contrario, nella stessa intervista, tiene a specificare che possono esistere mediocri di talento.

Arriva anzi a sostenere che la figura del tecnico, o del cosiddetto “esperto”, è una figura centrale nella Mediocrazia:

«L’esperto è una figura centrale della mediocrazia: si sottomette alle logiche della governance, sta al gioco, non provoca mai scandalo, insegue obiettivi. Si tratta di un sofista contemporaneo, retribuito per pensare in una certa maniera, che lavora per consolidare poteri accademici, scientifici, culturali. I veri intellettuali seguono interessi propri, curiosità non dettate a comando, possono uscire dal gioco. Un giovane ricercatore universitario ha davanti a sé un bivio. Se vuole essere semplicemente un esperto ha buone possibilità di fare carriera, ottenere una cattedra, finanziamenti. Se ha il coraggio di restare un intellettuale puro avrà un futuro molto più incerto».

Alain Deneault – Intervista apparsa su “la repubblica” nel 2017

Eccolo qui, dunque, il mediocre che ha preso il potere secondo Deneault: una persona che a prescindere dalle sue qualità, dai suoi sogni e dalle sue idee, tende a conformarsi, ad adottare uno standard e posizionarsi sempre dove conviene, lì dove si sta più comodi. Uno che non disturba. Uno che dice sempre “sì”, se serve a far carriera. Uno che raramente prende una posizione, se non ha prima sentito da chi di dovere dov’è che “è giusto” stare.

Essere mediocri per questo non significa essere incompetenti, anzi! Tutti quanti i mediocri sono per definizione “mediamente competenti”, ed essere mediamente competenti è la chiave di volta per fare carriera in un contesto in cui viene premiato il rispetto degli standard e dei processi, in cui si viene portati a ripetere burocraticamente (e un po’ ossessivamente) sempre le stesse operazioni, nello stesso modo, semplicemente “perché è così che funziona”.

Un sistema così pensato incentiva l’ascesa di individui mediamente competenti a svantaggio certamente degli incompetenti (a causa della loro inefficienza), ma anche dei super-competenti (perché rischiano di mettere in discussione l’organizzazione e le convenzioni).

Che si diventi dunque esperti in materia: ma senza mettere in discussione i fondamenti ideologici o organizzativi su cui si basa il sistema. Lo spirito critico deve essere confinato e rigettato costantemente entro stringenti mura, perché se così non fosse “lo spirito critico” rappresenterebbe un pericolo. Mai avvicinarsi troppo al margine, ma posizionarsi sempre al centro. La mediocrazia può così essere definita come “l’estremo centro”.

Copertina del saggio “La Mediocrazia”, di Alain Deneault

Senza addentrarci ulteriormente nei temi del libro, in cui la tendenza alla media viene collegata alla corruzione e all’incapacità di prendere vere decisioni politiche, vorrei soffermarmi su quello che è secondo me il principale merito di questo scritto.

Il merito di questo saggio (che nello specifico può risultare prolisso e a tratti confusionario nel portare avanti la sua tesi) è quello di evidenziare la differenza sostanziale fra chi si guadagna l’approvazione altrui distinguendosi per merito e chi invece la ricerca conformandosi costantemente all’ambiente che lo circonda. 

Perché non c’è nulla di sbagliato nel cercare il riconoscimento altrui, ma la differenza è in come lo si ottiene. “Piegarsi in maniera ossequiosa a delle regole stabilite al solo fine di un posizionamento sullo scacchiere sociale” è l’obiettivo del mediocre. Così la mediocrazia diventa il contrario di meritocrazia.

Uscire dalla mediocrazia è possibile cambiando radicalmente prospettiva: posizionarsi sempre al centro è semplicemente una scelta di comodo. Non sono sicuramente azioni “medie” o eventi “medi” a modificare il corso delle nostre vite (per approfondire la questione rimando al precedente articolo).

Questo non vuole essere un invito ad assumere posizioni estreme, ma semplicemente un incitamento al pensiero critico: a non prendere per buone le opinioni di altri se non vi è trasparenza nei ragionamenti, a mettere in discussioni processi e ideologie se non si è convinti delle basi che le fondano.

Uscire dalla mediocrazia è possibile educando alla appassionata curiosità: unica reale arma che ci fa uscire dalla zona di comfort e che spinge all’approfondimento. Bisognerebbe educare alla curiosità, spingere ad alzarsi dal divano, a non stare per forza comodi. Che la comodità sarà pure piacevole, ma a lungo andare abitua corpo e mente a lavorare meno. Le scelte di comodo sono le scelte del conformista, convenienti solo nel breve termine. Perché chi è sempre stato comodo è destinato a vivere una vita non sua, a ripetere parole di altri, pensieri già sentiti: stantie frasi fatte.

Non serve talento, serve curiosità, come una persona sicuramente “fuori dalla media” era solito dire:

“Non ho particolari talenti, sono soltanto appassionatamente curioso.”

Albert Einstein

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