Chi legge vive di più

Come diceva Bompiani: “un uomo che legge, ne vale due”. E il motivo ce lo lasciamo spiegare ben volentieri da Umberto Eco.

Leggere allunga veramente la vita.

O quantomeno dilata il nostro tempo, permettendoci seriamente di vivere esperienze che altrimenti, nella nostra (spazialmente e temporalmente)  limitata esistenza non avremmo mai potuto sperimentare.

Ma lasciamo che sia Umberto Eco a spiegarci il perché.

Quello che segue è un estratto da uno degli scritti di Umberto Eco, facente parte della rubrica “La bustina di Minerva”, che il celebre semiologo e intellettuale italiano scrisse per L’Espresso.

Tratto da Umberto Eco, La Bustina di Minerva, Perché i libri allungano la vita, 1991

“È vero che quando non succede nulla diciamo che il tempo non passa mai, e che quando abbiamo trascorso ore o giorni appassionanti diciamo che il tempo è volato in un momento. Ma questo ci accade solo quando siamo dentro alla noia o all’eccitazione.

Cercate invece adesso di ripensare a una giornata o a una settimana noio­sa che avete trascorso qualche tempo fa. Ne ricorderete pochissimo, e quelle ore o quei giorni tutti uguali formeranno, nella vostra memoria, uno spazio brevissimo. C’è gente che, arrivata alla fine della propria vita, dopo aver fatto ogni giorno le stesse cose, si guarda indietro e non gli pare neppure di essere stata al mondo. Tutto è passato spaventosamente in fretta. Pensate invece a una giornata o a una settimana in cui vi sono accadute moltissime cose, una dietro l’altra, tulle emozionanti (sia che fossero gioie o che fossero fastidi, o dolori): ricorderete ore o giorni pieni, avrete l’im­pressione di avere vissuto moltissimo.
lo credo che questa sia una delle ragioni per cui gli uomini si sono dedi­cati sempre a ricostruire il passato, sia per bocca dei vecchi che raccon­tavano intorno al fuoco, sia attraverso storie scritte sui libri. Qualcuno che, insieme ai suoi ricordi personali, abbia anche la memoria di quel giorno che fu assassinato Giulio Cesare, o della battaglia di Waterloo, ricorda più cose di chi non sa nulla di quello che è accaduto agli altri.
lo, tra i miei ricordi, ne ho alcuni molto emozionanti, di cose che non sono accadute a me, ma a mio padre, o a mia madre, o a mia nonna, che me le hanno raccontate (spesso più e più volte, ahimé) così che sono venute a far parte della mia memoria personale. Ricordando di più, e come se avessi vissuto più a lungo.
Penso che questa sia una buona ragione per leggere libri, indipendente dalle altre ragioni, estetiche o educative, che di solito vengono accampa­te. Naturalmente se si legge per obbligo (come talora accade a scuola) l’esperienza è noiosa, e quindi è di quelle che non lasciano tracce nella memoria. Ma se si legge per passione, è diverso. Una volta il grande edi­tore Valentino Bompiani aveva detto: un uomo che legge ne vale due. Si può intendere questo detto nel senso che chi legge è più colto, e sapen­do più cose può accadergli di avere più successo nella vita. Ma sappia­mo benissimo che talora ha successo anche chi, di uomini, ne vale mezzo, e non ha mai letto niente. No, non è per il successo che bisogna leggere. È per vivere di più.
Nella mia infanzia mi sono accadute, come a tutti, tante cose, persino di essere bombardato, e vi assicuro che persino il ricordo di molte notti pas­sate nel rifugio antiaereo, mentre si udivano scoppi sopra la testa e tutta­via, con gli altri ragazzi, si giocava, fanno parte eccitante del mio passato.
Eppure ho la sensazione di avere avuto un’infanzia lunghissima e piena proprio perché è piena di ricordi che ho rubato ad altri, li ho rubati a Sandokan e a Yanez mentre correvano con il loro praho i mari malesi, a d’Artagnan mentre duellava con il barone de Winter, all’Uomo Mascherato che perdutamente inseguiva Diana Palmer, e persino a Renzo e a Lucia in fuga sul lago di Como.
Sì, perché quel tanto di vita in più che si conquista leggendo non discri­mina tra grandi opere d’arte e letteratura dì intrattenimento, fanno parte della mia vita e la scalinata di Odessa dell’Incrociatore Potemkin e inse­guimenti alla diligenza visti nel più smandrappato dei western (anche se quello di Ombre rosse mi ha fatto vivere più a lungo di molti altri di seconda mano).
Ma in fondo fanno parte della mia vita anche vicende non romanzesche, storie di dinosauri, il modo in cui madame Curie ha scoperto il radio, alcune domande millenarie sul mondo, la vita e la morte.
Comunque, non fatevi ricattare da chi vi dice che bisogna leggere solo libri importanti. Ho ricordi intensi e bellissimi di libri forse scipiti, ma che mi hanno nutrito lunghi pomeriggi di eccitazione.
Sono molto grato a tutti coloro che, scrivendo per me, mi hanno conces­so una vita talmente lunga che non riesco a ricordarla tutta in un colpo, e devo ricordarla a rate. Per questo spero di campare a lungo per ricor­dare tutto quello che mi hanno raccontato.
Forse quando si è molto giovani non si pensa che valga la pena di vivere molto, ma vi assicuro che andando avanti negli anni (già dopo i trenta e i quaranta) avere vissuto di più non è una cosa da buttar via. E dunque leggere ora è una buona assicurazione non dico per la vecchiaia, ma per una maturità che non tarderà a venire.
A parte il divertimento di adesso. Se ogni trasmissione televisiva è ugua­le a quella della settimana precedente, ogni libro, anche il più stupido, è diverso da un altro.”

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